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Un genio.

“…e messi in un vasel ch’ad ogni vento/per mare andasse al voler vostro e mio…”
– Non ci credo!
(Prima fila, lato sinistro).
– Ma questo è un genio: non ci credo…
– Rileggo?
– ah, sì! Devo sentirlo di nuovo!
– “…e messi in un vasel ch’ad ogni vento/per mare andasse al voler vostro e mio…”
– Quando è morto?!
-1321.
– Sì, ma quanti anni?
(Qualcuno fa la conta: cinquant’ e…)
– Non ci credo… Si sente il vento.
– Sì…?
– le “v”: si sente il vento. E il mare!! s…s…s…
Ride.
– Ma non poteva aspettarmi, uno così, che me lo sposavo subito? un genio… il mare…

Lei: ha vent’anni.
(La scuola, la sera)

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Pietre che parlano. Sassi sul Museo Egizio di Torino.

Pietre che parlano. Cinque riflessioni da un minuto l’una sul caso del Museo Egizio. Con un grazie grande così al suo Direttore.

1) Dialogo.

Ha fatto bene, Christian Greco, a uscire dai suoi uffici. Il capannello di indignati, se lasciato lì da solo a fare cagnara, si sarebbe aggiudicato la telecamera di turno e avrebbe dato fiato alle sue trombe. Senza un contraddittorio.

E che la ferita di parola faccia più danni di quella della spada lo sa bene, chi studia il mondo antico. Invece.

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Una questione di tipicità

Dovremmo anche ringraziare il 30 agosto in nome della schiettezza. Era ora che qualcuno lo dicesse per dritto, dai.
Anzi, subito un calendario: ce l’abbiamo una giornata annuale della “tipicità”? No?
Ecco.
Propongo che da ora in avanti si commemori il momento in cui – e finalmente – qualcuno ha detto in faccia alla montagna cos’è che deve essere, ora e per sempre (ché, come direbbero i Baci Perugina, nostra fonte somma di sapere e conoscenza, non si tradiscono i sogni).
Dunque: tale Fabio C., come si è, fin da subito, schiettamente firmato, il fegato, lui, ce l’ha avuto.

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