Posts Tagged ‘romanzo italiano’

Ama e sopravvivi. L’eredità dei vivi di Federica Sgaggio.

L’enormità della vita.
L’enormità del dolore.
La tenacia, la resistenza. La sopraffazione.
E poi, ancora, il combattimento.
L’impegno (fisico, corporeo, materiale) per la dignità, il riconoscimento, il senso comune.
I muscoli: quelli di una lingua levigata a suon di lima, mai indulgente, vivida. Una lingua capace di avvolgere, scavare, non consolatoria, a tratti sferzante, ironica di una ironia ribalda e non riducibile, antitetica rispetto a qualsiasi forma di moralismo.  

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Riparare la memoria: Silvia Dai Pra’ torna in Istria.

Limitrofo è un parola che nasce meticcia, mezzo latina e mezzo greca, e ingloba dentro di sé i concetti di confine e di nutrimento; per scovarne le origini bisogna risalire fino al Tardo Impero: lì, lungo quella incredibile macchina di inerzia bellica che tra avamposti muri ed empori volanti segnava la fine del territorio di Roma, limitrofe erano le terre intorno al limes, quelle da cui arrivavano cibo e vettovagliamenti per le truppe di stanza.
Conosciuto e sconosciuto, abitante e ospite, autoctono e straniero sono tutte categorie che, in questo spazio, hanno una lettura complessa e una natura labile e stratificata: cosa è l’identità, cosa sono le radici, cosa la lingua, infatti, se già l’aggettivo che definisce il luogo della frontiera contiene in sé, insieme, le idee di mescolanza, vicinanza e nutrimento?

Limitrofo è il luogo di chi assomiglia ma non è identico, di chi si conosce ma non del tutto, di ciò in cui ci si rispecchia ma che mantiene alterità.
Limitrofo è anche il territorio del dubbio possibile: quanto, davvero e in profondità, siamo in grado di comprendere chi ci sta accanto?

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Missiroli, Fedeltà. L’amore in un tempo poco eroico.

Che cos’è l’amore, nel tempo della disgregazione sociale? E come sta, l’amore, in un’epoca a strapiombo sulla crisi, nella quale ogni singolo respiro ha un costo (e dunque un prezzo)?

Oggi, che l’intero sistema dei valori, quando non ha direttamente capitolato, scricchiola, e ciò che resta si trova brutalmente assediato da nuove sacralità effimere (il corpo esibito al posto della bellezza, l’incompetenza rivendicata in vece del sapere, l’incoerenza spregiudicata e strategica in sostituzione dell’etica, per dirne solo alcune), non possono certo i legami più profondi pensare di non rimanere scalfiti dal tempo presente.

Così non è un caso che il nuovo libro di Marco Missiroli, Fedeltà, pubblicato da Einaudi, vada a pescare proprio in quel grumo di relazioni che è la famiglia, stanandone con freddezza contraddizioni, apparenze e, soprattutto, compromessi cruenti.

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