Posts Tagged ‘Cultweek’

Chiamate dagherrotipo questa magia. Su “Di luce propria” di Raffaella Romagnolo

Guardare, osservare e vedere sono tre cose molto diverse. Lo sa bene Antonio Casagrande: orfano, bambino difettoso a rischio di perdizione, adottato in extremis, promosso sul campo ad aiuto fotografo nel tempo avventuroso della nascita della dagherrotipia, e protagonista del nuovo romanzo di Raffaella Romagnolo, Di luce propria, pubblicato da Mondadori.

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Io: singolare, plurale, abitante. Su “Il libro delle case” di Andrea Bajani

Se è vero che ciò che siamo oggi, in questo preciso istante, non è che l’esito di tutti i precedenti istanti che abbiamo vissuto, altrettanto vero è che, nel nostro irriducibile divenire, ciò che di noi risulta nel momento presente non è solo l’effetto di una somma: è anche la conseguenza di quello che abbiamo lasciato indietro.
E ciò che è stato – di dimenticato, di abbandonato, di trascorso (volutamente o meno) – lavora in quelli che sono gli strati più profondi del nostro modo di percepire.

Questo è, essenzialmente, lo sguardo che ci induce Il libro delle case, ultimo romanzo di Andrea Bajani, pubblicato per Feltrinelli: una storia che è la storia di una vita, ma che è, contemporaneamente, la storia di tutte le vite. Fatta di relazioni, di legami, di naufragi, di cambiamenti, di una incessante traduzione di eventi in emozioni, di emozioni in percezioni, di percezioni in scelte e, tutto insieme, di memoria.

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Cosa vuol dire prendersi cura. Su “Adesso che sei qui” di Mariapia Veladiano

Di accoglienza, di umanità, di necessità di non dimenticare, di affidarsi, di continuare ad apprendere modi per essere vicini pur dentro a una enorme difficoltà. E, in sostanza: d’amore.
Direttamente proporzionale alla durezza del tema che tutto tiene è lo spettro delle riflessioni che scaturiscono dall’ultimo romanzo di Mariapia Veladiano, Adesso che sei qui, pubblicato da Guanda.

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Manuzio fecit. Per nostra fortuna. Parola di Marzo Magno.

Se oggi le storie possono seguirci per qualsiasi stanza della casa e in qualsiasi luogo della nostra vita.
Se possiamo prendere le misure del perimetro mentale di un libro andando a consultarne l’indice.
Se sappiamo esattamente a che punto stiamo, tra un prima e un dopo, semplicemente guardando la numerazione delle pagine.
Se, mentre seguiamo il testo, respiriamo insieme a lui attraverso punti, virgole, apostrofi.
Se, in traduzione, ci aiutiamo con l’originale a fronte, saltando in orizzontale tra i fogli appaiati.
Se, perfino, leggiamo in silenzio. E lo facciamo non solo e soltanto per studio o per compito, ma per il piacere stesso della storia, in un dialogo intimo tra ciò che sta scritto e noi stessi.

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I giorni del giudizio: Simi e l’arte del dubbio.

Nulla è mai soltanto ciò che appare.

Se c’è un monito che scorre sottotraccia lungo le pagine dell’ultimo romanzo di Giampaolo Simi è proprio questo: un invito all’esitazione. Niente come cedere alle lusinghe dell’apparenza può in effetti rivelarsi tanto ingannevole in un momento storico come questo, in cui la manipolazione del reale e la rappresentazione pubblica del privato sono i canali comunicativi di una società affetta da ansia di semplificazione.

E questo risulta chiaro da subito: perché I giorni del giudizio (Sellerio) – che in esordio, prima ancora del prologo, trascina i suoi lettori dentro il perimetro di un duplice omicidio – sotto le sembianze di un romanzo giallo è anche una riflessione indotta sulla difficoltà di capire davvero ciò che ci accade intorno, ciò che siamo, e persino (e soprattutto) ciò che vediamo.    

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Borges e il tango: un disamore senza fine.

Non ci fosse il nome di Jorge Luis Borges, dietro la storia de Il tango, pubblicato nella Piccola Biblioteca Adelphi, si potrebbe pensare a una catena di coincidenze creata ad arte, poiché sono davvero rari i casi di ostinazione alla sopravvivenza come quella manifestata dal corpus di registrazioni che ha attraversato mezzo secolo, due continenti, almeno quattro abitazioni private e svariati proprietari prima di diventare quello che è ora materia pubblica di carta, riflessione e studio.

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