Quello che verrà: ora.

stavo per scendere dalla macchina quando ho visto il messaggio. stavo per scendere dalla macchina, cambiarmi le scarpe, entrare in una nuova notte, abbracciare gli amici, controllare la riga del rossetto, sperare in una buona musica e, finalmente, perdermi.

ma c’era il messaggio. e il messaggio diceva: puoi correre per tutte le notti che vuoi, il momento è arrivato.

il primo a dirmi: di questo, devi scrivere, è stato Alfonso Berardinelli. Era il 2008.

pochi mesi dopo, Giulio Mozzi ribadì il concetto: si fa che prendo un treno e ne parliamo. Segue: notte di panico a colpi di tachicardia.

poi sono arrivati i mesi dei post-it: lunghe settimane a squadernare materiale, mettere in ordine, fare architettura di storie. e poi la scrittura: anni. Cinque, sei. la revisione, la controrevisione.

La presentazione, ospite della Bottega di narrazione di Milano: una favola.

perché si scrive? per dare una voce. perché si scrive? a volte, si scrive per riparare. ho dato voce, forse avrei voluto riparare di più. di una cosa sono sicura: ho mostrato, ho raccontato, ho fatto parlare. dove, come volete stare, in relazione a tutto questo mondo – che è tanto, che è ricco, che è sorprendente, che è umano: lo scegliete voi. io gioco limpida, a carte scoperte: i prefabbricati pedagogici non fanno per me. preferisco la responsabilità individuale.

di no ne ho digeriti. lo ammetto: quando è arrivato l’ultimo, stavo su una scogliera dell’isola di Hydra, Grecia. poi ho pensato: ce n’è già una che si è buttata di sotto; fai almeno qualcosa di originale, per carità.

e poi, non ho nessuna intenzione di diventare una famosa scrittrice postuma (accidenti: sarà per questo che sto scrivendo un romanzo sull’immortalità?).

quindi: grazie alla gentilezza, e alla fiducia, e alla testardaggine di Giulio Mozzi – che è un amico grande e un maestro e un uomo come se ne incontrano pochi – Quello che verrà sarà pubblicato in Vibrisse.

E io ne sono, davvero, felice.

 

 

 

0 Comments
Previous Post
Next Post