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Una questione di tipicità

Dovremmo anche ringraziare il 30 agosto in nome della schiettezza. Era ora che qualcuno lo dicesse per dritto, dai.
Anzi, subito un calendario: ce l’abbiamo una giornata annuale della “tipicità”? No?
Ecco.
Propongo che da ora in avanti si commemori il momento in cui – e finalmente – qualcuno ha detto in faccia alla montagna cos’è che deve essere, ora e per sempre (ché, come direbbero i Baci Perugina, nostra fonte somma di sapere e conoscenza, non si tradiscono i sogni).
Dunque: tale Fabio C., come si è, fin da subito, schiettamente firmato, il fegato, lui, ce l’ha avuto.

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…e quello che è arrivato

Ventuno settimane dopo, più una di pausa natalizia, la stazione è infine arrivata.

Il macchinista è uno tosto: solo uno ostinato e limpido poteva permettersi di regalarmi un viaggio così. Tra nebbie, salite e scollinamenti, non si è mai fermato: ha scalato le marce, tutte quelle che c’erano a disposizione, ed è andato dritto alla fine.

(Grazie, Giulio. Altro non mi viene, nel senso proprio, più profondo e antico: gratiam agere).

 

Scendo. E guardo indietro, sui binari.

Qualche storia, almeno, va ricapitolata.

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Quello che verrà: ora.

stavo per scendere dalla macchina quando ho visto il messaggio. stavo per scendere dalla macchina, cambiarmi le scarpe, entrare in una nuova notte, abbracciare gli amici, controllare la riga del rossetto, sperare in una buona musica e, finalmente, perdermi.

ma c’era il messaggio. e il messaggio diceva: puoi correre per tutte le notti che vuoi, il momento è arrivato.

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