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Recensioni pubblicate qua e là

8 marzo, da leggere a scuola: le vite non raccontate, le voci non sentite. D’Orazio, Chemotti, Coglitore.

I nomi e le voci, per prima cosa.

Così, nella medesima direzione, lavorano il saggio Vite di artiste eccellenti firmato da Costantino D’Orazio per Laterza e Il giogo dei ruoli, primo volume della collana Destini incrociati pubblicata da Il Poligrafo e diretta da Saveria Chemotti (che è anche coautrice, insieme a Mario Coglitore, di questa raccolta di racconti in forma di diciotto dittici illustri).

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Marcoaldi-Montanari, “Il nostro volto”: la storia dell’arte fa educazione. Civica.

L’arte come tessuto connettivo. Lo sconfinamento tra linguaggi come sistema.
Eppure non è solo quello che sembra, il libro che Franco Marcoaldi, poeta e scrittore, e Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per gli stranieri di Siena, firmano per Einaudi: perché cercare di leggere Il nostro volto – Cento ritratti italiani in immagini e versi come un libro di storia dell’arte e della letteratura è un errore.

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Abissi e segreti. “La stazione” di Jacopo De Michelis

Ha buon gioco, Marguerite Yourcenar, quando dice che i fantasmi sono invisibili perché li portiamo in noi.
Ritirati nella periferia della nostra percezione, abbandonato il territorio dell’orrorifico esplicito in favore di un inquietante pervasivo, i fantasmi oggi muovono turbamenti singoli e sensi di colpa collettivi, perturbano la sensazione dei luoghi, emergono da memorie rimosse. E riescono lì dove sono sempre riusciti: agitano l’aria e inducono a correre attraverso gli spazi – anche quando questi siano quelli delle pagine scritte.

Che il loro dispositivo funzioni benissimo anche in contesti in cui il rumore della vita è alto e rimbomba senza sosta lo racconta il debutto narrativo di Jacopo De Michelis, che per Giunti pubblica La stazione, romanzo d’esordio che è, insieme, thriller, storia d’amore e di vendetta, racconto di formazione e d’ambiente, narrazione avventurosa e immaginifica, discesa agli inferi, affresco sociale, lacerto di storia contemporanea.  

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Bruno Osimo, “Primo Levi, miti d’oggi” – Gabor T. Szántó, “1945”. In nome della Memoria.

La Memoria è una divinità difficile.
Elusiva e necessaria, ci dice il mondo antico: non per niente le rappresentazioni che ne abbiamo sono rare, e in fondo generiche. Dovremmo ricordarci di questa labilità originaria, perché è indicativa di un rapporto complesso, caratterizzato da un mistero di cura legato ai riti di incubazione, alla trasformazione e, in ultima analisi, alla sopravvivenza.

D’altro canto, che il rapporto che la Memoria intrattiene con la parola sia qualcosa di eccezionale, e di generativo, lo rivela la responsabilità primigenia che le compete. Diodoro Siculo (che di faccende divine anche sottili e inusitate se ne intendeva) assicura che fu lei a regalare agli uomini la capacità di dare i nomi alle cose visibili e non visibili; munendo il genere umano, dunque, della possibilità di comunicare – al presente, con il passato e per il futuro.

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Virginia, ovvero “La donna che osò amare sé stessa”: Valeria Palumbo e la Contessa di Castiglione

Esistono molti modi per cancellare una presenza ingombrante.
Il primo è ridimensionarne l’importanza; il secondo sottolinearne la poca affidabilità; il terzo raccontarla sempre all’ombra di qualcun altro; il quarto sbeffeggiarla e confinarla tra le bizzarrie, o gli errori; il quinto evidenziarne le scelte che amplificano la sua incongruenza rispetto a ciò che la norma attende; il sesto ricordarla (quando ancora non se n’è dipartita) come una parentesi di esagerazione (o di esagitazione) animando nei suoi confronti la pietà, o il ribrezzo – in ogni caso: il confino.
Fatto tutto questo, la memoria è pronta per essere lentamente soffocata, offuscata, ridotta al silenzio dentro il lacciuolo della cancellazione oculata e assertiva.

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Giancarlo Liviano D’Arcangelo: L.O.V.E. – l’estratto conto della vita

Un padre, un figlio prediletto, un secondogenito in tutto e per tutto non consono alle aspettative, un impero costruito sulla scaltrezza e il cinismo, l’etica demolita fino alle fondamenta, la violenza in ogni atto e in ogni pensiero, i soldi – a fiumi -, l’incapacità di frenare l’avidità fino al sacrificio estremo di ogni legame.

La foto del microcosmo con tentacoli la scatta L.O.V.E., il romanzo di Giancarlo Liviano D’Arcangelo, pubblicato da Il Saggiatore e finalista al Premio Biella, e potrebbe facilmente (tragicamente) attagliarsi al profilo di tanta storia italiana degli ultimi sessant’anni.

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La parola non è mai innocente. Alberto Garlini, “Il sole senza ombra”

Quando Guglielmo Scandi si dà fuoco (volontariamente? incidentalmente?) sulla spiaggia di Riccione avvolto nella bandiera italiana, le sue immagini rimbalzate dalla televisione non possono essere più lontane dalla compostezza mistica di un bonzo che si immola per la propria libertà.
Quel corpo martoriato, insieme grottesco e tragico, è per Alberto – che con Guglielmo ha tranciato da anni ogni rapporto dopo esserne stato estremamente ferito – qualcosa di più di un fatto di cronaca, a corollario drammatico della parabola discendente di un comico non più giovane, non ancora vecchio ma in fondo unanimemente considerato già bollito.
Quel gesto è l’irruzione dal nulla di un urlo, il richiamo di una sirena ferita a morte.

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Daria Bignardi, “Oggi faccio azzurro” (e Kandinskij, per una volta, incassi).

Una donna, una ragazza, un fantasma, un seduttore seriale, una psicologa.
Agli estremi stanno la donna (il soggetto, nominativo, voce narrante, che insieme è anche oggetto del tema sotteso a tutto il romanzo), e all’opposto la psicologa (il vocativo, quella a cui tutti si rivolgono).
In mezzo, obliqui, sono la ragazza (con il suo nodo di appartenenza familiare), il fantasma – che poi è una fantasma – inchiodata alla rabbia di un amore ingrato vissuto cent’anni prima, e infine il seduttore seriale, veicolo inquieto di inappagamento tra un rapporto finito e una moltitudine di prede da consumare e abbandonare.

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7 libri per la valigia dell’estate.

La storia vista attraverso il romanzo, un noir sceneggiato come un horror, un giallo ambientato in una Milano misteriosa, l’arte come strumento di conoscenza e di salvezza, una parabola fantastica e tragica sulla libertà, il senso profondo di un lutto: sette consigli per leggere tutta l’estate, in diretta dalla più recente stagione letteraria italiana.
Eccolo qui: il catalogo delle storie da portarsi dietro.

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