Posts Written On giugno 2016

della Maturità, della vulnerabilità.

Com’ero io, il pomeriggio prima della Maturità?
Vulnerabile, come tutti.
A ripassare con un’ansia solida, in un tempo solido, materie che andavano inchiodate nella memoria (se poi non mi viene niente? se mi dimentico tutto?) prima che se ne scappassero via. E allora bisognava mettere paletti, crocifiggerle dentro la testa in formule, epigrammi, distillati.
(Montale: oscuro simbolismo analogia cocci aguzzi di bottiglia muro mare. Varco)
Io stavo seduta dietro la porta a vetri della Biblioteca Civica. C’era sempre il quadro angosciante di Masi Simonetti (che non aiutava). C’era la sensazione di una certa – pura – solitudine (troppo simbolismo, troppe ellissi, troppo ascolto di “La morte e la fanciulla”).
Il mio, di varco, era quel vetro. Lo stesso a cui penso, oggi.

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L’arte del sussurro. Ovvero: delle nuove frontiere di disconnessione sociale

«ASMR»
dice.
«Che?»
Siamo in cinque: tolti i suoi, fanno otto occhi a padella intorno a un tavolo.

Mia sorella tecnologica è sempre stata proiettata avanti (per dire: della sindrome di Hikikomori mi ha spiegato cosa e come, prima ancora che ne incrociassi il mio primo caso scolastico; e, se sono corsa a vedere Nausicaa nella Valle del Vento, e tutto Miyazaki, è perché mi ci ha spedita lei).
Insomma: è la ragazza più contemporanea che io abbia mai conosciuto.
Ma quando ieri è uscita la storia dell’ASMR, giuro, non volevo crederci.

In breve ci spiega, a noi attorno al tavolo, che esiste gente che campa di sussurri.

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